|

 |
ARCHIVIO
FESTIVAL CANTELLI Stagione 2007-2008
Mercoledì 14 novembre 2007 ore 21.00
“MODO ANTIQUO”
Direttore e Traversiere Federico Maria Sardelli
Soprano Nicki Kennedy
Programma
A. VIVALDI
Concerto di Parigi n. 5 in do magg.
“Ombre vane, ingiusti orrori” (aria da La Griselda)
Concerto di Parigi n. 10 in re magg.
“Certo timor ch’ho in petto” (aria)
* * *
A. VIVALDI
Concerto per traversiere ed archi RV 439 in sol magg.
“Matrona inimica” (aria da Juditha triumphans)
Concerto di Parigi n. 8 in re min.
“Poveri affetti miei” (aria da Orlando Furioso)
Concerto di Parigi n. 1 in sol min.
“Armatae, face set anguibus” (aria da Juditha triumphans)
NOTE MUSICOLOGICHE
Venezia nel corso del Settecento aveva
ormai perso gran parte della sua importanza politica e
militare, ma conservava una notevole rilevanza sul piano
musicale: vi erano diversi teatri d’opera e Antonio Vivaldi
fu prolifico compositore operistico, nonché impresario del
Teatro S.Angelo; la sua opera Griselda, su libretto
di Goldoni, andò in scena nel 1725, mentre L’Orlando
furioso nell’autunno del 1727. In città vi erano
botteghe che costruivano strumenti e “dilettanti”, fra la
nobiltà, che contribuivano a creare una vita artistica,
sicchè era “molto normale là vedere principi che
suonavano in un’orchestra: il famoso Vivaldi (che essi
chiamano il Prete rosso), molto noto per i suoi concerti,
era un uomo di prima grandezza fra loro. Essi sono molto
versatili nel combinare il macchinario delle loro opere”
– ricordava il viaggiatore inglese Edward Wright nel 1730.
Vi erano anche quattro Ospedali, ovvero orfanotrofi, presso
i quali si studiava musica. Charles de Brosses, magistrato e
politico, ma amante della musica tanto da giungere, sempre a
Venezia, a duellare verbalmente con Hasse sulla supremazia
della musica francese o italiana, con la sua solita verve,
affermava che le ragazze degli ospedali “cantano come
angeli e suonano il violino, il flauto, l’organo, l’oboe, il
violoncello, il fagotto; non c’è strumento, per quanto
grosso, che faccia loro paura”. Le testimonianze dei
viaggiatori stranieri concordano nel lodare l’abilità delle
esecutrici e “tutte le domeniche, nella chiesa di
ciascuna delle quattro scuole, vengono eseguiti durante i
vespri dei motetti a grande coro e a grande orchestra
composti e diretti dai migliori maestri d’Italia, eseguiti,
in tribune nascoste, esclusivamente dalle ragazze, la più
vecchia delle quali non ha vent’anni. La Chiesa dei
Mendicanti è sempre piena di appassionati; gli stessi attori
dell’opera vengono qui per migliorare il loro stile su
questi eccellenti modelli”. A scrivere ora è
Jean-Jacques Rousseau, che, incuriosito, cerca di poter
vedere il volto delle fanciulle; riesce a trovare il modo di
essere invitato a pranzo all’Ospedale e così “il signor
Le Blond mi presenta una dopo l’altra quelle cantanti
celebri di cui non conoscevo che il nome e la voce. “Venite
Sofia…” era orribile. “Venite Cattina…” era guercia. “Venite
Bettina…” la varicella l’aveva sfigurata. Quasi nessuna era
priva di qualche grave difetto. Il carnefice rideva della
mia crudele sorpresa. Tuttavia due o tre mi parvero
passabili: ma non erano altro che delle coriste. Ero
desolato. Durante il pranzo, si animarono e diventarono
gaie. La bruttezza non esclude la grazia e loro ne avevano …
infine mi abituai talmente alla loro vista, che uscii di lì
che ero innamorato di quasi tutte quelle bruttezze”. Fra
gli stipendiati dell’Ospedale della Pietà, sulla Riva degli
Schiavoni, nel 1703 comparve Antonio Vivaldi, in qualità di
“Maestro di Violino di Choro”. Vi insegnò per diversi
anni, in tempi diversi, anche come istruttore di “viola
all’inglese” e molte delle sue composizioni furono concepite
per le “putte” della Pietà. Scrisse ventitre concerti da
camera per flauto e nell’ RV 438 egli mostrò di aver
conquistato la piena padronanza dello scrivere per questo
strumento. Temporalmente il brano risale alla seconda metà
degli anni Trenta del XVIII secolo ed è un adattamento alla
meccanica del traversiere del concerto RV 414 per
violoncello. Melodicità e virtuosismo del flauto punteggiano
la struttura “a ritornelli” del primo movimento: una serie
di episodi affidati al flauto, di solito accompagnati dal
violoncello e dal clavicembalo solo, in alternanza ad
episodi con il resto dell’orchestra, nei quali riecheggia
variamente il tema di base. Il movimento centrale Andante
è un’aria che incomincia con una introduzione cui segue il
duetto fra flauto e violoncello con fagotto, una ripresa
dell’inizio che conduce alla fine. Il movimento finale si
fonda ancora una volta sull’architettura offerta dalla
struttura a ritornelli. Di concerti per soli archi e basso
continuo, “concerti ripieni”, Vivaldi ne scrisse
quarantaquattro. In essi spesso la parte di un violino è
contrapposta all’altra con figurazioni in imitazione o in
dialogo, oppure si presenta, come nell’RV 114, una scrittura
sovente sobria, rigorosa, quasi ad essere palestra formativa
per le allieve. Lo stesso rigore ispirato dal principio del
concerto RV 157, costruito su un basso ostinato. Charles de
Brosses sosteneva che questa tipologia di concerto avesse
meno diffusione rispetto a quelli solistici e che in Francia
fossero ignorati. Tuttavia nel Conservatorio di Parigi si
conserva una raccolta manoscritta di dodici concerti, oggi
denominati appunto “Concerti di Parigi”.
Dei quattro oratori composti da
Vivaldi solo Juditha Triumphans ci è giunto.
L’occasione della stesura fu suggerita dalla guerra, in atto
sin dal 1714, fra i Turchi e Venezia: la Serenissima, grazie
alla resistenza della popolazione e all’abilità del Conte
von der Schulenburg, il 18 Agosto 1716 scacciò l’esercito
turco che stava assediando l’isola di Corfù, punto
strategico di accesso all’Adriatico. Il 7 Agosto il
librettista Jacopo Cassetti aveva sottoposto alla censura il
libretto di questo sacrum militare oratorium,
unitamente ad una adeguata spiegazione nella quale appariva
chiara l’allegoria: Giuditta era l’Adriatico (quindi
Venezia) e Oloferne il Sultano; i rispettivi serventi
rappresentavano la Fede e il Comandante dei Turchi, mentre
Ozia era l’unione dei Cristiani. Vivaldi ne trasse una
partitura di recitativi e arie solistiche, con due
interventi corali, per le musiciste della Pietà. Di
particolare impatto risultò l’aria, con un da capo (ABA’) “Armatae
face”, cantata da Vagaus, il quale alla vista del suo
signore Oloferne decapitato ha un moto di orrore e si
produce in un'aria di furore, riconoscibile, oltre che per
il testo, fra l’altro dalle colorature in sedicesimi.
MODO ANTIQUO
L’orchestra barocca Modo Antiquo è considerata una delle
formazioni di spicco del panorama internazionale della
musica antica e, sotto la direzione di Federico Maria
Sardelli, è invitata dalle più prestigiose istituzioni
concertistiche europee.
Modo Antiquo è stato il primo gruppo di musica barocca a
ricevere ben due nomination ai prestigiosi Grammy Awards: la
prima, con il disco Vivaldi, Concerti per molti strumenti,
giudicato uno dei cinque dischi migliori del mondo per il
1997; la seconda, nel 2000, con il disco dei Concerti
Grossi Op. VI di Corelli.
Ha al suo attivo più di 40 incisioni discografiche, molte
delle quali sostenute da WDR 3, tra cui spiccano numerose
prime mondiali, come l’integrale delle Cantate,
l’integrale dei Concerti per traversiere, i 12
Concerti di Parigi e le opere teatrali di Vivaldi e la
restituzione dei Concerti Grossi op. VI di Corelli
con strumenti a fiato.
Modo Antiquo svolge un ruolo centrale nella riscoperta del
teatro musicale vivaldiano, con la prima ripresa in tempi
moderni e l’incisione integrale dell’Arsilda Regina di
Ponto, dell’Orlando Furioso e del Tito Manlio.
Nel 2005, presso il Concertgebouw di Rotterdam, ha eseguito
la prima mondiale dell’opera Montezuma, riscoperta
dopo 270 anni, mentre nel 2006 ha eseguito quella dell’Atenaide,
entrambe di Vivaldi.
Modo Antiquo incide per Naïve e CPO. |