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INTRODUZIONE
Guido Cantelli concludeva la
sua breve parabola artistica nell’autunno del
1956 dirigendo l’orchestra del Teatro alla Scala
di Milano in un concerto sinfonico al Teatro
Coccia di Novara. Sette giorni dopo si consumava
anche la sua esistenza fisica nel disastro aereo
di Orly: era il 24 novembre.
Nato a Novara trentasei anni prima, il 27 aprile
1920, per strana circostanza portava a termine
il suo iter musicale in quel teatro che tredici
anni avanti lo aveva tenuto a battesimo d’arte
in una memorabile esecuzione della Traviata di
Verdi. Formatosi al Conservatorio di Musica di
Milano con i maestri Pedrollo e Ghedini, dopo
aver frequentato la scuola privata di Felice
Fasola nella sua città, colse nella capitale
lombarda la sua prima vera affermazione di
direttore d’orchestra sinfonico nel luglio del
1945 a capo dell’orchestra della Scala. Dal
1946, sia al Festival Internazionale di Venezia,
come alla Konzerthaus di Vienna e nei concerti
per la Radio italiana, fu un progressivo
ascendere fino al ritorno, nel 1948, alla
direzione d’orchestra nel massimo teatro
milanese. È di quell’anno l’incontro
importantissimo con Arturo Toscanini. Nel mese
di maggio il vecchio glorioso maestro ascolta
ammirato questo giovane artista: da quel momento
nasce un’amicizia e si delinea un nuovo sentiero
aureo nella carriera del musicista novarese.
Toscanini non esita a fargli dirigere la sua
famosa orchestra della N.B.C. di New York; egli
stesso dopo il debutto americano di Cantelli
telegrafa alla moglie di questi: «Sono lieto e
commosso nel comunicarle il grande successo di
Guido e sono altresì lieto di averlo fatto
conoscere alla mia orchestra che come me lo ama
ed ammira». L’ascesa direttoriale continuerà
sicura, le tournées con le maggiori orchestre
degli Stati Uniti verranno regolarmente svolte
ogni anno dal 1949 al 1956. Il suo debutto a
Londra si verificherà nel 1950 e segnerà
l’inizio di una collaborazione a lui
particolarmente cara con la Philharmonia
Orchestra. Altri giri artistici in Europa ed in
Sud Africa li compirà con l’orchestra della
Scala.
Cantelli in quell’epoca è il primo giovane
direttore che nel dopoguerra può vantare
incisioni discografiche importanti; saranno
queste, unitamente alle registrazioni presso le
emittenti americane, le uniche testimonianze
della sua grande arte interpretativa. Purtroppo
tale patrimonio sonoro mette in luce soltanto
alcuni aspetti del suo singolare talento
direttoriale. La vera fisionomia artistica di
lui trovava piena rilevanza durante l’esecuzione
dal vivo, senza il tramite non sempre fedele
dell’apparato meccanico di riproduzione. La
forza del pensiero, lo slancio emotivo,
l’energia nervosa si sprigionavano attraverso
l’orchestra, che nell’eloquenza del suo gesto
elegante trovava l’unicità di queste forze per
ritrasmetterle in suoni penetranti al pubblico
avvinto. Alle predisposizioni naturali unì
quelle componenti di carattere e di volontà
temprate in una visione altamente cosciente
della missione artistica dell’interprete. Macerò
nei suoni l’ardente passione per l’arte e
trasfuse tutte le sue risorse fisiche in un atto
propulsivo di donazione ogni qual volta fu
chiamato ad additare ai suoi simili orizzonti
migliori verso cui spaziare ed a rivelare eterne
certezze in cui credere.
FOLCO PERRINO
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