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ARCHIVIO
FESTIVAL CANTELLI Stagione 2006-2007
Domenica 26 novembre 2006 ore 21,00
“RICCARDO MUTI e ORCHESTRA CHERUBINI”
dedicato alla memoria di
Guido Cantelli
Direttore Riccardo Muti
Violoncellista solista Johannes Moser
Programma
R. SCHUMANN
Concerto in la minore per violoncello e orchestra op. 129
Non troppo allegro - Lento - Molto vivace
F. SCHUBERT
Ouverture da “Die Zauberharfe” (Rosamunde) D 644
L. VAN BEETHOVEN
Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92
Vivace - Allegretto - Presto - Allegro con brio
Concerto realizzato in collaborazione con la Fondazione
Teatro Coccia di Novara
NOTE MUSICOLOGICHE
Il 19 agosto 1820 andò in scena al Theater an der
Wien un’operina che era stata commissionata a Schubert dal
teatro stesso. L’occasione fu una serata di commiato per lo
scenografo dello stabile e l’opera era la Zauberharfe
(L’arpa magica). «La presenza di un librettista esperto,
ancora il segretario del teatro Hofmann, e un apparato
scenico che si annunciava per l’occasione imponente non
salvarono l’opera dall’insuccesso, annunciato già
dall’infelice prima e ribadito dalla scomparsa dal
repertorio dopo solo sette repliche». Tuttavia di essa ancor
oggi si esegue l’ouverture, «intessuta sinfonicamente con
motivi di reminiscenza dell’azione», che per mancanza di
tempo era stata poi affidata anche ad un’altra opera, quella
Rosamunde Fürstin von Cypern (Rosamunda Regina di Cipro),
commedia in quattro atti andata in scena nel 1823 ed
anch’essa rivelatasi un insuccesso.
Nel 1850 i coniugi Schumann, giunsero a Düsseldorf
provenienti da Dresda. Nella città Robert aveva assunto
l’incarico di dirigere l’orchestra locale, finanziata da
l’Allgemeine Musikverein ed il coro della Società Corale
(costituito da cantori non professionisti della media ed
alta borghesia). Nelle competenze affidategli rientrava,
inoltre, anche l’incarico di allestire i «Festivals del
Basso Reno», che si tenevano a Düsseldorf, Colonia e
Aquisgrana. Nell’ottobre, in due settimane, in un impeto
compositivo, diede alla luce l’unico concerto da lui
concepito per violoncello, terminandolo il 24, giorno del
suo debutto lavorativo. Ma il brano non nacque sotto una
buona stella: Schumann ebbe molta difficoltà a trovare un
violoncellista per eseguirlo, a causa della sua scrittura
impervia e soprattutto segnata da velocità metronomiche
elevate. Dopo il suo infortunio alla mano, che gli impedì di
essere un concertista, nel 1832 il compositore, per un breve
periodo, si era dilettato al violoncello, ma ben presto ne
aveva perso interesse. Ora, a quasi vent’anni di distanza,
pensa allo strumento come il protagonista di un Konzertstück
«con accompagnamento di orchestra» (poi designato in modo
più altisonante con il termine di Concerto). Il brano ebbe
la sua prima esecuzione solo il 23 aprile del 1860, quattro
anni dopo la morte del compositore; ma la moglie Clara nel
1851 scriveva: «Il romanticismo, la vivacità, la freschezza
e gaiezza, come pure l’interessantissimo dialogo fra
violoncello e orchestra sono certamente molto affascinanti e
quale eufonia e quale profondità di sentimento si avverte in
ogni passaggio melodico!». Una caratteristica delle
composizioni di Schumann in quest’ultima parte della sua
vita era quella di cercare di creare un continuum fra i vari
movimenti. Per esempio la cadenza del solista arriva solo
alla fine del concerto e non del movimento iniziale come
d’uso; pertanto il passaggio al seguente Lento avviene
rallentando il tempo e questo movimento, a sua volta,
scivola nel finale Molto vivace accelerando l’andamento con
una coloritura. Vi è inoltre una trama di riecheggi dei temi
(il secondo tempo inizia con la memoria del principio del
concerto) sì da ordire una forma-sonata nel primo e terzo
movimento formalmente densa. Questi elementi provocarono
sconcerto all’epoca tanto che si faticò a trovare sia un
editore che un esecutore; Breitkopf & Härtel rifiutarono di
pubblicare la versione del Concerto per quartetto d’archi e
violoncello, fatta dal compositore stesso, e la Neue
Berliner Musikzeitung diede alle stampe una recensione
sfavorevole della riduzione per pianoforte del medesimo,
definendola piena di «curiose progressioni armoniche».
Nel 1809 per Beethoven iniziò un periodo di tranquillità
economica: dietro promessa di non lasciare Vienna i principi
Kinsky e Lobkowitz con l’arciduca Rodolfo gli
corrispondevano una pensione annua di quattromila fiorini.
Tuttavia già nel 1812 la situazione era cambiata: Kinsky non
c’era più e la vedova non ci pensava proprio a versare la
sua quota, su Lobkowitz non si poteva più far conto, causa
avversità finanziarie; quello che restava erano i 1.500
Gulden dell’Arciduca. Tra il 1811 ed il 1812 Beethoven
scrisse la settima sinfonia ed il luogo che gli si prospettò
per poterla eseguire era Graz, il convento delle Orsoline.
L’8 maggio 1812 scrisse a Joseph Ritter von Varena: «Per
l’imminente concerto della reverenda sorella Orsolina, Le ho
promesso una nuova sinfonia»; e il 19 Luglio: «Una nuova
sinfonia è già pronta; dato che l’arciduca Rodolfo l’ha già
fatta copiare, ciò non Le costerà nulla». La Settima
sinfonia, dedicata al Conte Moritz von Fries, venne dunque
composta tra la fine del 1811 ed il 1812 e venne eseguita
per la prima volta l’8 dicembre 1813, in un concerto a
favore dei soldati feriti nella battaglia di Hanau (30
ottobre), nella quale gli Austriaci e i Bavaresi avevano
cercato di contrastare la ritirata di Napoleone da Lipsia.
L’introduzione del primo movimento è la più ampia
introduzione lenta che Beethoven abbia mai scritto per una
sinfonia e prepara gradualmente la comparsa del Vivace che
segue. Quest’ultimo ha carattere di danza in metro ternario,
è in forma-sonata e lo sviluppo si basa in pratica
sull’elaborazione del primo tema dal sapore di danza
popolare. Nel secondo movimento, Allegretto, troviamo tre
sezioni: ABA, rispettivamente in modo minore, maggiore e
minore ancora, con comparsa, nell’ultima parte, di una
variazione del primo tema in fugato; questa idea melodica
che permea la prima sezione è costruita su un ritmo
dattilo/spondeo (lunga, breve, breve/lunga, lunga). Chiude
l’Allegretto una coda. Il terzo movimento Presto è uno
Scherzo, cui segue un Trio (Assai meno presto) in modo
originale contrastante con lo Scherzo e dal tema, secondo
l’abate Stadler, tratto da un canto di pellegrini in uso
nella bassa Austria. Scherzo e Trio si succedono nuovamente
per concludere ancora con la riesecuzione dello Scherzo e
quindi una Coda. Termina la sinfonia un Allegro con brio, il
cui ripetersi ritmico e tematico di alcuni elementi, quasi a
rondò, crea un’atmosfera originale e frenetica. Non
stupisce, dopo tutto questo, che Wagner definisse la
sinfonia l’apoteosi della danza e Carl Maria von Weber
ritenesse Beethoven non in possesso di tutte le sue facoltà
mentali.
RICCARDO MUTI
A Napoli, città in cui è nato, studia pianoforte con
Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode presso il
Conservatorio di San Pietro a Majella. Al “Giuseppe Verdi”
di Milano, in seguito, consegue il diploma in Composizione e
Direzione d’orchestra sotto la guida di Bruno Bettinelli e
Antonino Votto. Nel 1967 la prestigiosa giuria del «Concorso
Cantelli» di Milano gli assegna all'unanimità il primo
posto, portandolo all'attenzione di critica e pubblico.
L’anno seguente viene nominato Direttore Principale del
«Maggio Musicale Fiorentino», incarico che manterrà fino al
1980. Già nel 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von
Karajan sul podio del «Festival di Salisburgo», inaugurando
una felice consuetudine che lo porterà, nel 2001, a
festeggiare i trent’anni di sodalizio con la manifestazione
austriaca. Gli anni Settanta lo vedono alla testa della
Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a
Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da
Eugène Ormandy l’incarico di Direttore Musicale della
Philadelphia Orchestra.
Dal 1986 al 2005 è Direttore Musicale del Teatro alla Scala:
prendono così forma progetti di respiro internazionale, come
la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia
wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano
spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati:
pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck,
Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con quei Dialogues des
Carmélites che gli sono valsi il “Premio Abbiati della
critica”. Il lungo periodo trascorso come direttore musicale
dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella
trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige
l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri.
Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti
dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai
Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk, dalla New
York Philharmonic all’Orchestre National de France alla
Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener
Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e
particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al
«Festival di Salisburgo» dal 1971.
Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei
150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto
l’“Anello d’Oro”, onorificenza concessa dai Wiener in segno
di speciale ammirazione e affetto. Nell’aprile del 2003
viene eccezionalmente promossa in Francia una “Journée
Riccardo Muti”, attraverso l’emittente nazionale France
Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui
dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno
sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige
l’atteso concerto di riapertura del Teatro La Fenice di
Venezia.
Nel 2004 fonda l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini,
formata da giovani musicisti selezionati da una commissione
internazionale fra oltre 600 strumentisti provenienti da
tutte le regioni italiane.
La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni
Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla
critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e
operistico classico al Novecento.
Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti
proposti nell’ambito del progetto “Le vie dell’Amicizia” di
«Ravenna Festival» in alcuni luoghi simbolo della storia,
sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut
(1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul
(2001), New York (2002), Il Cairo (2003), Damasco (2004), El
Djem (2005) con il Coro e l’Orchestra Filarmonica della
Scala, l’Orchestra e il Coro del Maggio Musicale Fiorentino
e i Musicians of Europe United, formazione costituita dalle
prime parti delle più importanti orchestre europee.
Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo
Muti nel corso della sua carriera si segnalano: il titolo di
Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la
Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la
Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion
d’Onore in Francia e il titolo di Cavaliere dell’Impero
Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta II. Il
Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia
d’argento per l'impegno sul versante mozartiano; la Wiener
Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto
Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha
attribuito l’Ordine dell’Amicizia, mentre lo stato d’Israele
lo ha onorato con il “Premio Wolf per le arti”. Moltissime
università italiane e straniere gli hanno conferito la
Laurea Honoris Causa.
Chiamato a dirigere il concerto che ha inaugurato le
celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al
Grosses Festspielhaus di Salisburgo, Riccardo Muti ha
rinsaldato i legami e le affinità ideali con i complessi dei
Wiener Philharmoniker. In tale occasione è stato annunciato
il suo impegno per il «Festival di Pentecoste» fondato da
Karajan dove, a partire dal 2007 e insieme alla “Cherubini”,
affronterà un progetto triennale mirato alla riscoperta e
alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e
sacro, del Settecento napoletano.
JOHANNES MOSER – VOLONCELLISTA
Johannes Moser nasce nel 1979 a München. Figlio di
musicisti, studia con David Geringas alla Musikhochschule
Hanns Eisler di Berlino dove si diploma nel 2005 con il
massimo dei voti e lode. Vince giovanissimo il primo premio
ai concorsi internazionali «Karl Davidoff» di Riga nel 2000
e «Mendelssohn» di Berlino nel 2001, anno in cui riceve
anche il “Foerderpreis” dal «Festival Schleswig-Holstein».
Nel 2003 è - inoltre - insignito con il “Bayerische
Kunstförderpreis”.
Il suo nome s’impone all'attenzione internazionale nel 2002,
quando, vince il leggendario «Concorso Čaikovskij» di Mosca,
oltre al “Premio Speciale” per l’interpretazione delle
Variazioni Rococò. Da allora suona con alcune fra le
formazione sinfoniche più prestigiose: London Symphony,
Symphonie Orchester des Bayer. Rundfunks, Los Angeles
Philharmonic, Maggio Musicale Fiorentino, Radio Hannover,
Königliche Kapelle Kopenhagen, Sudwestdeutcher Rundfunk,
Stuttgart, Baden-Baden, Freiburg, Deutsche Symphonie Berlin,
diretto da Riccardo Muti, Paavo Järvi, Kirill Petrenko,
Valery Gergiev, Ari Rasileinen e Hans Zender. Il suo debutto
con la Chicago Symphony diretta da Pierre Boulez nel 2005
con la prima assoluta del Concerto per violoncello di
Bernard Rands, gli apre le porte del successo negli Stati
Uniti.
Johannes Moser è ospite molto amato dei festivals musicali
di Mecklenburg. Vorpommern, Schleswig-Holstein, Kissinger
Sommer, Rheingau, Montreux, Merano, Locarno, Stresa,
Harrogate Gtsaad e Moritzburg. Dalla stagione 2004/05 è
Direttore Artistico del progetto “Johannes Moser & Friends”
presso il «Festival Mittelrhein Musik Momenten».
Nel 2006 suona in recital al «Festival di Lucerna» ed in
formazione cameristica al «Festival di Verbier». Johannes
Moser conferma la sua passione per la musica da camera con i
recitals presso la Tonhalle Zürich, la Meistersingerhalle di
Nürnberg ed altre prestigiose sale di concerti.
Nell’autunno 2006 debutterà all’Alter Oper Frankfurt con la
Museums-Orchester e con la New York Philharmonic diretta da
Lorin Maazel a Tokyo. Nel febbraio 2007 eseguirà il Concerto
di Schumann, nella serie di abbonamento al Gasteig, con i
Münchner Philharmoniker diretti da Ch. Thielemann, con i
quali ha già eseguito il Concerto Grosso di Krzysztof
Penderecki , diretto dal compositore a Varsavia.
Nell’aprile 2006 esce il suo primo recital-cd per la casa
discografica tedesca Hänssler con opere di Schostakowitsch,
Moisei Vainberg e Boris Tschaikowsky. I suoi concerti sono
trasmessi da Radio Suisse Romande, Radio Studio Zürich,
Hessischer Rundfunk, DeutschlandRadio Berlin, NDR, SWF e
Bayern 4 Klassik. Suona un violoncello Stefano Scarampella
per gentile concessione della Deutsche Stiftung Musikleben
in associazione con la Siemens.
ORCHESTRA GIOVANILE LUIGI CHERUBINI
«Vorrei restituire al mio Paese ciò che da esso e dai suoi
grandi maestri ho ricevuto: costruire un’orchestra di
giovani talenti italiani che, dopo il conservatorio, in tre
anni di attività possano apprendere il significato dello
stare in orchestra, del dare il proprio contributo ad una
compagine sinfonica od operistica, acquisendo piena
consapevolezza di un ruolo che certo non è meno importante
di quello solistico».
Ispirata dalla volontà e dal desiderio di Riccardo Muti, suo
fondatore, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, assumendo
il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i
tempi attivo in ambito europeo (Beethoven stesso lo
considerava il più grande della sua epoca) vuole
sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la
propria inclinazione ad una visione europea della musica e
della cultura.
Orchestra di formazione, la “Cherubini” si pone quale
strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo
accademico e l’attività professionale. Gli 80 giovani
strumentisti, provenienti da tutte le regioni italiane e
scelti tra oltre 600 aspiranti attraverso audizioni e
selezioni effettuate nel corso di due anni da una
commissione presieduta dallo stesso Muti, saranno integrati
dai migliori allievi della Scuola di Fiesole, sulla base di
un protocollo di intesa siglato tra l’Orchestra Cherubini e
la prestigiosa istituzione di formazione musicale.
Il percorso di crescita è articolato in periodi di studio
che trovano sempre esito concreto nel momento del confronto
con il pubblico. «Solo in questo modo è possibile - spiega
Riccardo Muti - dare spazio all’entusiasmo e al talento di
questi giovani musicisti abituati in conservatorio ad
affrontare solo marginalmente il momento delle esercitazioni
orchestrali, nonché, a causa di programmi troppo spesso
antiquati, a trascurare autori fondamentali per il loro
sviluppo artistico».
La “Cherubini”, nata nel 2004, è gestita dall’omonima
Fondazione - sostenuta da «Arcus», «Progetto Italia» di
Telecom, Fondazione di Piacenza e Vigevano e Camera di
Commercio di Piacenza - e divide la propria sede tra il
Teatro Municipale di Piacenza e, quale residenza estiva, il
«Ravenna Festival».
Infatti è proprio nell’ambito di questo prestigioso festival
che la “Cherubini”, dopo aver debuttato ufficialmente nel
teatro piacentino nel giugno 2005 diretta da Riccardo Muti,
ha compiuto il primo vero e proprio “stage formativo”
esibendosi, in un brevissimo arco di tempo e con successo,
sia nel repertorio operistico più tradizionale, in una nuova
produzione del Faust di Gounod diretta da Patrick
Fournillier, che in quello meno frequentato, come la Sancta
Susanna di Hindemith eseguita in forma di concerto sotto la
direzione di Riccardo Muti. E poi nel repertorio sinfonico
con l’esecuzione dei Concerti per pianoforte di Prokofiev
insieme ai solisti del Toradze Piano Studio; e di nuovo con
Muti in due grandi pagine beethoveniane: il Concerto in re
maggiore per violino e orchestra (con Vadim Repin) e la
Quinta Sinfonia. Sempre con Riccardo Muti la “Cherubini” si
è poi esibita al «Festival di Malta», nella cattedrale di
Trani per i trent’anni del FAI, e nell’Aula del Senato -
alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi - per il tradizionale Concerto di Natale trasmesso in
eurovisione da RaiUno.
Più recentemente, a confermare a un anno dal debutto
l’intento di indagare un repertorio di particolare valore
formativo, la “Cherubini” ha affrontato una densa tournée
italiana che l’ha vista cimentarsi con opere di Haydn (il
raro Concerto in do maggiore per violoncello e orchestra),
Mozart, Dvořák, Hindemith (la Suite dal balletto Nobilissima
visione), Rossini, Verdi e Puccini.
Nel futuro dell’orchestra, oltre alla partecipazione alla
nuova produzione del Don Pasquale di Donizetti diretta da
Riccardo Muti, che avrà il suo esordio a dicembre come
“Progetto Speciale” di «Ravenna Festival», si profilano
anche esperienze internazionali di rilievo come l’invito al
Musikverein di Vienna e la presenza a Salisburgo al
«Festival di Pentecoste» fondato da Karajan dove, a partire
dal 2007, avvierà, sempre sotto la guida di Muti, un
progetto triennale mirato alla riscoperta e alla
valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro,
del Settecento napoletano.
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