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FESTIVAL CANTELLI Stagione 2006-2007

Mercoledì 4 dicembre 2006 ore 21,00

“I VIRTUOSI DEL TEATRO ALLA SCALA”

Direttore Ezio Rojatti

Programma
W. A. MOZART
Sinfonia Concertante in mi bemolle magg. KV 297/b
per oboe, clarinetto, corno, fagotto e orchestra
Allegro - Adagio - Andantino con variazioni
Solisti Francesco di Rosa, Fabrizio Meloni, Danilo Stagni, Gabriele Screpis
F. J. HAYDN
Concerto per violoncello e orchestra in re magg. Hob. VIIb n. 2
Allegro moderato - Adagio – Allegro
Solista Sandro Laffranchini
W. A. MOZART
Sinfonia in sol minore KV550
Allegro molto - Andante - Minuetto - Allegro assai

Concerto realizzato in collaborazione con la Regione Piemonte


NOTE MUSICOLOGICHE
Nell’aprile del 1778 Mozart, si trovava a soggiornare a Parigi e qui concepì la Sinfonia Concertante KV 297b per flauto, oboe, corno e fagotto ed orchestra. L’idea era quella di eseguirla all’interno della celebre rassegna di concerti curata da Le Gros e denominata «Concerts Spirituels». La vicenda tuttavia non si concluse felicemente: la sinfonietta non arrivò mai agli strumentisti, «composta in gran fretta ma con la massima cura» sparì per poi avere nuova stesura grazie alla memoria di Mozart. La ragione di tale “disguido” divenne oggetto di elucubrazione da parte del compositore, che in una lettera datata 1 maggio 1778 affermava che da quattro giorni l’aveva data «a Le Gros per farla copiare, ma la trovo sempre nello stesso posto. L’altro ieri non la vedo, cerco bene fra gli spartiti e la trovo nascosta. Faccio finta di niente e chiedo a Le Gros: “A propos, la mia concertante l’ha già data da copiare?” “No, me ne sono dimenticato”. Sono andato al concerto nei due giorni in cui avrebbe dovuto essere eseguita. Mi sono venuti incontro Ramm e Punto, agitatissimi, e mi hanno chiesto come mai non veniva eseguita la mia Concertante. “Non lo so. Non ne so nulla” … quello che più mi secca in tutta la faccenda è che Le Gros mi abbia tenuto del tutto all’oscuro. Sono l’unico che non deve mai sapere nulla. Avesse almeno addotto una scusa … invece niente. Credo che la causa di tutto sia Cambini, un maestro italiano che si trova qui e che, senza volerlo, ho messo in ombra durante il nostro primo incontro da Le Gros». Ramm era l’amico oboista e Punto colui che avrebbe dovuto suonare il corno; anche il flautista Wendong ed il fagottista Ritter erano lì ad attendere le parti. L’originale manoscritto è andato perduto, ne rimane una copia che è stata ritrovata nel 1905 tra le carte di Otto Jahn ed è per questo che la si considera una composizione dubbia. Ma questo nulla toglie alla piacevolezza dell’ascolto di tale brano, che si apre con un primo tempo Allegro in forma-sonata nel quale la contrapposizione soli-tutti, come nel vecchio concerto grosso, risulta evidente; nella sezione dello sviluppo, i temi uditi in precedenza vengono rielaborati ed affidati principalmente al gruppo ristretto di fiati (soli), così come la cadenza che chiude la sezione della ripresa. Segue un tempo Adagio dall’andamento lirico, mente il terzo movimento, Andantino con variazioni, è basato sulla variazione di un tema dato «presentato dai solisti e accompagnato dal “Tutti” quasi come pizzicato di chitarra» e che «rivela chiaramente l’influsso dell’operà comique»: dieci variazioni che danno evidenza ai solisti.

Nel 1783 la principale occupazione di Franz Joseph Haydn era quella di occuparsi del teatro di Esterháza, la favolosa ed estesa residenza dei principi Esterhazy, conosciuta come «la piccola Versailles ungherese». L’avere a disposizione nell’orchestra il violoncellista virtuoso Anton Krafft ispirò Haydn a comporre un concerto. Ne nacque dunque l’Hob.VIIb n. 2, che tuttavia, per lungo tempo, fu creduto composizione di Krafft, in virtù dell’articolo di Schilling apparso nel Lexicon der Tonkunst nel 1837. Il brano fu concertato con Krafft per mettere in evidenza le sue doti di violoncellista. Nel movimento di apertura Allegro moderato (una forma-sonata) il primo tema compare affidato agli archi, subito ribattuto dal “Tutti” dell’orchestra; piccolo ponte e si presenta una seconda idea in la maggiore (ai violini e ai fiati) che nell’atmosfera non si discosta molto dalla precedente; quello che ne segue è poi un riaffiorare del tema primo affidato al violoncello solista, che si lancia in seguito in scalette e sestine prima di far riecheggiare la seconda idea. Ancora virtuosismi dispiegati su una grande estensione, accordi sciolti in quartine e terzine prima di giungere al riascolto del primo tema nel “Tutti” e poi finalmente alla vera ripresa nella giusta tonalità di re maggiore dei due temi e chiusura con una coda. Il secondo movimento Adagio si articola in forma di canzone tripartita ABA, mentre il terzo, Allegro, dall’andamento danzante in 6/8, presenta una forma di Rondò, ovvero un tema iniziale A cui segue una sezione diversa B, ripresa di A, poi altra sezione C, ripresa di A un po’ variato, sezione D e finale con la ripresa di A.

Nell’estate del 1788 Mozart ideò una serie di concerti da tenersi al Trattnerhof o al nuovo Casinò di Philipp Otto nella Spiegelgasse, di cui tuttavia non si hanno notizie di resoconti, e provvide a comporre tre sinfonie: la KV 543, la nostra 550 e la 551, forse per quest’occasione oppure per un mai realizzato viaggio in Inghilterra. La Sinfonia in sol minore presenta un movimento iniziale Allegro molto in forma-sonata con il primo tema, celeberrimo, che inforna tutto il percorso della sezione ed un piccolo ponte che porta al secondo tema. Lo sviluppo è basato sulla prima idea melodica, la fondamentale, e qui Mozart cerca di esaurire ogni possibilità di trasformarlo: dall’elaborazione armonica e tematica sino all’uso del contrappunto doppio; la ripresa ripropone il tema, ma amplia il ponte che si era ascoltato nell’esposizione prima di reintrodurre il secondo tema, questa volta in sol minore come d’uopo, e concludere con la Coda, basata ancora principalmente sul tema primo. Il secondo movimento Andante viene insolitamente strutturato anch’esso in forma-sonata e rappresenta un placarsi della tensione data dal primo. Ma essa ritorna nel terzo, il Minuetto, mentre il Trio presenta una melodia che riecheggia inflessioni da canzone popolare austriaca e dà un senso di cantabilità attraverso l’uso dei fiati. L’Allegro assai conclusivo (ancora una volta in forma-sonata) presenta la tensione del primo tempo attraverso il martellante motivo ritmico con cui principia, cui fa da contrappeso l’andamento più dolce del secondo tema, costituito dal “concertino” dei violini primi e secondi e delle viole, che tuttavia non sarà oggetto di sviluppo. Quest’ultimo si basa sull’elaborazione del tema primo sì da creare un’atmosfera da “Sturm und Drang”, di agitazione, attraverso le molte modulazioni armoniche; e tale clima non si quieta neanche nella sezione della ripresa, quando il tema primo ricompare come all’inizio del movimento e neppure al riapparire del secondo (in sol minore), la cui veste è leggermente modificata attraverso variazioni cromatiche. È interessante notare come cambi nel corso delle epoche la percezione di un brano: la musica di Mozart la si è sempre ritenuta un esempio di chiaro stile dalla classica bellezza, come la musica del Settecento avulsa da turbamenti passionali; e così Robert Schumann vedeva nella Sinfonia KV 550 «luminosità, grazia e fascino», mentre i critici odierni la considerano un’opera «appassionata, violenta e dolorosa»; un po’ quello che era successo a Caravaggio, considerato ad inizio Novecento un pittore minore, persino rozzo, in confronto a Guido Reni.

I VIRTUOSI DEL TEATRO ALLA SCALA
I Virtuosi del Teatro alla Scala sono un gruppo di formazione recente, composto principalmente dalle prime parti soliste dell’Orchestra del Teatro alla Scala, cosa che ne garantisce la massima qualità artistica. Nato per la gioia di far musica insieme e per vivere in comune l’esperienza artistica maturata in anni di professione, i Virtuosi del Teatro alla Scala si esibiscono in un repertorio molto elastico e versatile, che spazia dal grande repertorio barocco a quello cameristico mozartiano delle serenate, dei divertimenti e delle sinfonie, dal concerto per solista e orchestra in voga nel ‘700 a tutto il repertorio contemporaneo per piccola orchestra da camera.

EZIO ROJATTI
Studia Organo e Composizione organistica. Frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia D.A.M.S. dell’Università di Bologna, dove particolarmente fecondi saranno i contatti con i docenti Aldo Clementi e Francesco Donatoni (di cui più tardi seguirà anche i corsi tenuti all’Accademia Chigiana di Siena). Approfondisce lo studio della composizione con il M° Daniele Zanettovich, si diploma in Musica corale e Direzione di Coro al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e successivamente in Composizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano sotto la guida del M° Giacomo Manzoni. Ottiene importanti riconoscimenti al «Concorso Internazionale di Composizione G. B. Viotti» e suoi lavori vengono eseguiti dall’Orchestra dell’Angelicum di Milano (Traslazioni per orchestra, opera selezionata nell’ambito della «Rassegna Giovani Compositori Lombardi» indetta dai «Pomeriggi Musicali» e dall’Angelicum). Si perfeziona per la Direzione d’Orchestra con Carlo Maria Giulini e Leonard Bernstein svolgendo contemporaneamente l’attività di Maestro Collaboratore presso il Teatro alla Scala di Milano. Dal 1982 insegna Lettura della Partitura presso il Conservatorio J. Tomadini di Udine. Giovanissimo, vince (con votazione 100/100) il “Primo Premio” al «Concorso Internazionale di Stresa» (1985). Dal 1985 ricopre il ruolo di Direttore artistico e musicale dell’Orchestra Haydn Philharmonia. Viene segnalato al «Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra A. Pedrotti». Nel dicembre 1993 vince il “Primo Premio Assoluto” al «Concorso di Direzione d’Orchestra Mario Gusella», prestigioso riconoscimento cui sono seguiti numerosi inviti di istituzioni sinfoniche italiane ed internazionali. Nel 1994 inaugura, su invito dei «Pomeriggi Musicali», il «Festival Milano Milhaud». Nel ruolo di Direttore d’Orchestra, svolge un’intensa attività concertistica e discografica alla giuda di importanti orchestre con lusinghieri riconoscimenti dalla critica specializzata. Nell’autunno 1999 assume il ruolo di Direttore Artistico e Direttore Musicale della Mitteleuropa Philharmonia, orchestra di carattere internazionale con sede a Milano. Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche per la Sonoton di Monaco di Baviera, la Bongiovanni, la Nuova Era, la Rivo Alto, la Real Sound e per la Collana i Maestri della Musica edito dalla De Agostini. Ha effettuato registrazioni per la Süddeutscher Rundfunk, per la ORF Radiotelevisione Austriaca e per la RAI Radiotelevisione Italiana. Presso il Mozarteum di Salisburgo, invitato a dirigere la serata finale del Festival Aspekte, in collaborazione con la ORF austriaca, realizza dal vivo la prima registrazione mondiale del Concerto dell’Albatro di G. F. Ghedini. Ha collaborato con prestigiosi solisti tra i quali citiamo Susanna Mildonian, Severino Gazzelloni, Carl Anderson, Anna Caterina Antonacci, Michelle Breeth, il Duo Franco e Bruno Mezzena, Aldo Bennici, Eteri Gvazava, Nicola Piovani, lo Jess Trio di Vienna, I Fiati Solisti della Scala, Renato Bruson, l’Orchestra da Camera dei Berliner Philharmoniker… Alla guida dell’Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia in qualità di Direttore Artistico e Musicale ha svolto un’intensa attività sia concertistica che discografica. Nel mese di febbraio 2002, una prestigiosissima tournée lo ha visto presente alla Sala d’Oro del Musikverein a Vienna e nella stagione del Teatro alla Scala di Milano. Ha diretto con grande successo l’Orchestra da Camera dei Berliner Philharmoniker. Nel 2005 è stato pubblicato il dvd del Concerto di Natale dal Duomo di Milano, con Renato Bruson e Monserrat Caballè, trasmesso anche dalle emittenti televisive La7 e Rai2. Ha ottenuto un importante successo al Politeama di Catanzaro il 21 marzo 2006 inaugurando l'attività dei Solisti del Teatro alla Scala di Milano.

FRANCESCO DI ROSA
Primo Oboe del Teatro alla Scala e dell’omonima Filarmonica, Francesco Di Rosa è nato a Montegranaro (AP) nel 1967. Ha iniziato giovanissimo lo studio del pianoforte per passare all’età d’undici anni a quello dell’oboe con il M° Fabio Fabrizzioli e Luciano Franca. Diplomatosi nel 1986 con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio Gioacchino Rossini di Fermo, completa gli studi con il M° Maurice Bourgue presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo. Tra i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera si segnalano il “Secondo Premio” al «Concorso Jugendmusik Wettbewerb Premio Europeo 1988 per oboe» di Zurigo ed altri sei premi in concorsi nazionali di musica da camera in duo con il pianoforte. Come Primo Oboe ha vinto diversi concorsi ed audizioni nelle principali orchestre italiane. Nel 1995 vince il «Concorso Internazionale di Primo Oboe» nell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano . Accanto all’attività di Primo Oboe, Francesco Di Rosa affianca una crescente carriera solistica; ha tenuto numerosi concerti in Europa, USA e Giappone in prestigiose sale da concerto quali: Teatro alla Scala di Milano, Musikhalle di Amburgo, Musikverein di Vienna, Carnegie Hall di New York, Tonhalle di Zurigo ,Coliseo di Buenos Aires e Teatro degli Arcimboldi di Milano. Molto intensa è anche l’attività cameristica con I Solisti della Scala, il Nuovo Quintetto Italiano, ed in duo con il pianista Nazzareno Carusi. Ha inciso numerosi cd e dvd per Bongiovanni, Tactus, Thymallus, Preiser Records, Real Sound, Musicom (Sinfonia Concertante K. 297b di W. A. Mozart con la Filarmonica della Scala ), EMI (Gran partita di Mozart con la Filarmonica della Scala), DAD Records (I fiati all’opera con I Solisti della Scala e Phillip Moll al pianoforte e L’oboe e il quartetto d’archi, con il Quartetto d’archi della Scala, premiato dalla critica con cinque stelle). Ha insegnato nei conservatori G. Frescobaldi di Ferrara e San Pietro a Majella di Napoli, ha tenuto master classes alla Toho Graduated School di Tokyo ed al Conservatorio Nazionale di Valenzia, insegna presso l’Accademia Cà Zenobio di Treviso e quella delle Arti e dei Mestieri del Teatro alla Scala. Nel giugno 2004 a Palazzo del Campidoglio di Roma, il Centro Studi Marche gli ha conferito il “Premio Picus del Ver Sacrum - Marchigiano dell’anno 2004”. Nel novembre scorso Montegranaro, sua città natale, lo ha proclamato Cittadino Onorario. Suona uno strumento Buffet & Crampon Green Line.

FABRIZIO MELONI
Primo Clarinetto solista dell’Orchestra del Teatro e della Filarmonica della Scala dal 1984, ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano diplomandosi con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. Vincitore di concorsi nazionali e internazionali, ha collaborato con solisti di fama mondiale quali Bruno Canino, Alexander Lonquich, Michele Campanella, Heinrich Schiff, Friederich Gulda, Editha Gruberova, il Quartetto Hagen, Myung-Whun Chung, Philip Moll, Nazzareno Carusi e il maestro Riccardo Muti nella veste straordinaria di pianista. Ha tenuto tournées negli Stati Uniti e in Israele con il Quintetto a Fiati Italiano, eseguendo brani dedicati a questa formazione da Berio, Sciarrino e Mascagni. Accolto con entusiastici consensi di pubblico e critica, ha dato una serie di concerti in Giappone con Phillip Moll e I Solisti della Scala (Tokyo e Osaka), eseguendo un programma di musiche italiane raccolte nel cd I fiati all’opera (DAD Records). Sempre in Giappone ha tenuto master presso la Tokyo Halley Hall, la Taho University Hight School, a Matsumoto e ad Hashikaga. I suoi recenti concerti con Nazzareno Carusi alla Carnegie Recital Hall di New York e per la Jewel Box Series 2004 di Chicago sono stati entrambi acclamati da standing ovation. Ha all’attivo diverse incisioni discografiche: Sinfonia Concertante di Mozart (I Solisti della Scala) e Concerto K622 per clarinetto e orchestra con l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta dal maestro Riccardo Muti; Pulcherrima Ignota (E. Bairav Ensamble, tributo alle musiche zingare nel mondo), Duo Obliquo (con Carlo Boccadoro, compositore, pianista e percussionista) e Mozart-Brahms (quintetti per clarinetto e archi). Nell'aprile 2006 è uscita per la rivista musicale «Amadeus» la registrazione delle due Sonate op. 120 di Brahms eseguite con Nazzareno Carusi. È stato invitato a tenere master classes dal Conservatorio Superiore di Musica di Parigi e dal Conservatorio della Svizzera Italiana, è impegnato in un corso di perfezionamento annuale alla Scuola Musicale di Milano e dà corsi estivi a Città di Castello e Montegiorgio. È autore del libro Il Clarinetto edito da Zecchini Editore.

DANILO STAGNI
Si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano sotto la guida di Elvio Modenesi. A 17 anni, ancora studente, ha vinto il concorso di Primo Corno nell'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, ruolo che ricopre tuttora. Primo Corno anche nell’European Comunity Youth Orchestra di Claudio Abbado negli anni 1979-80. Vincitore di premi nazionali quali: «G.B. Viotti» (1978), «F. Vergani» di Stresa (1979), «Concorso Internazionale per fiati» di Ancona (1979) e premi nazionali quali la «II Rassegna Nazionale di Giovani Concertisti», il «Premio Manta» (1980), «VIII Rassegna Giovani Diplomati Pierino Zamboni» di Cesena. È Primo Corno solista dell’ Orchestra Filarmonica della Scala dalla sua fondazione, nel 1981. Ha registrato per la Emi la Sinfonia Concertante per quattro fiati solisti K. 297 di W.A. Mozart sotto la direzione di R. Muti; per la Mediaste la Serenata op. 40 di B. Britten con J. Tate ed ha recentemente inciso i Concerti per corno di Haydn con l'Orchestra della Radio della Svizzera Italiana. È docente presso l'Accademia del Teatro alla Scala dal 2000.


GABRIELE SCREPIS
Gabriele Screpis ha frequentato il Conservatorio Niccolò Paganini di Genova, dove, nel 1985, si è diplomato sotto la guida di Angelo Miserocchi con il massimo dei voti e la lode. Si è perfezionato in seguito con Rino Vernizzi. È vincitore di numerosi concorsi internazionali che lo hanno portato a collaborare con le più importanti orchestre italiane, in particolar modo con l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con l'Orchestra del Teatro alla Scala e con l'Omonima Filarmonica, dove attualmente ricopre il ruolo di Primo Fagotto. In questa veste ha collaborato con i maggior direttori della scena internazionale. È docente presso l'Accademia del Teatro alla Scala e tiene regolarmente corsi di perfezionamento. Ha al suo attivo diverse registrazioni, ultima delle quali l’Historie du Soldat di Stravinskij con i Solisti della Scala per la rivista «Amadeus».

SANDRO LAFFRANCHINI
Dal 2000 , scelto dal M° Muti come vincitore di concorso internazionale, ricopre il ruolo di Primo Violoncello solista dell’ Orchestra del Teatro e della Filarmonica alla Scala . Ha tenuto concerti come solista con le Orchestre della RAI, Angelicum, Sinfonica Marchigiana, Filarmonica dell’Umbria, Filarmonica Siciliana, Sinfonica di Osaka, Orchestra della Lombardia, Cantelli, Sinfonica di Aosta e con gli Archi della Scala (con questi ultimi ha inciso il Concerto in re maggiore di Haydn). Dal 1998 al 1999, quale vincitore di concorso per Primo Violoncello, ha ricoperto questo ruolo nell’Orchestra di S. Cecilia a Roma , direttore stabile il M° Chung. Ha ottenuto primi premi nei «Concorsi Internazionali di Musica da Camera» di Stresa, Pinerolo, «Rotary Club Milano» ed è stato premiato al «Concorso Stradivari 1999 per violoncello». Nel 2004 un cd live in duo con il pianista Andrea Rebaudengo è stato premiato al concorso «The web music competition» di New York.
Inoltre con il Trio d’archi dei Solisti della Scala, ha tenuto concerti in Italia, a New York ed in Giappone. Nell’estate 2005, invitato dal M° Valery Gergiev a far parte della World Peace Orchestra, formata dalle prime parti delle più prestigiose orchestre di tutto il mondo, ha suonato l’assolo del Guglielmo Tell di Rossini, partecipando ad una tournée che ha toccato Londra, Berlino, Mosca e Pechino. Insegna Violoncello e Musica da camera all’Accademia d’Arti e Mestieri del Teatro alla Scala e durante l’estate 2006 terrà una master class per il Conservatorio di Rovigo. Nel giugno 2006, invitato dal M° S. Krilov, ha tenuto alcuni concerti come solista con l’Orchestra di Krasnoyarsk (Russia). Suona un violoncello Carlo Antonio Testore del 1730.